È appena uscito un nuovo lavoro targato Fallen per la “Rohs! Records”: si tratta di “Ljós”, un lavoro limitato a cinquanta esemplari in cassetta (acquistabile però anche in digitale), che evolve la poetica ambientale, composta e suonata da Lorenzo Bracaloni.

La novità più evidente riguarda i titoli dei brani: per la prima volta, sono tutti in italiano.

“Spiragli” è il brano introduttivo che presenta una trama sonora ricca di speranza, un faro luminoso che rischiara questi tempi bui. Difatti, si tratta di una traccia piena di dolcezza e serena melodia, con le avvolgenti tastiere ed il pianoforte che sono, praticamente, il marchio di fabbrica del progetto.

“Ricordo dolce” è un componimento molto particolare, in cui alcune soundscape di stazioni lontane lasciano spazio ad un pianoforte delicato che, suggerisce, per l’appunto, un bel ricordo (e c’è da ammettere che i titoli non potevano essere più azzeccati ed evocativi di così). Una nota di synth, piuttosto interrogativa, fa capolino qua e là, dapprima saltuariamente, onde trasformarsi, successivamente, in un contorno curioso, uno sfondo ai suoni avvolgenti del brano, in cui appare, sorprendentemente, anche una voce. Una bella outro amplifica una volta di più la dolcezza del pezzo con un incedere velatamente orchestrale.

“Visita inaspettata” è proprio ciò che dice il titolo, tradotto in musica e suono: una composizione diversa; in questo caso, uno sguardo inedito sull’interiorità, in cui suggestioni notturne si mescolano tra di loro, tra voci spiritate, squilli di Fender Rhodes e persino pinkfloydiani (mi vengono in mente le parti di tastiera di “Obscured by clouds”). Tornano anche le soundscape metropolitane, ma è solo questione di pochi attimi riproposti a tratti.

“Leggero è il vento” è pura poesia acustica, rarefatta e misteriosa: progressive ambient delicatamente oscura. Cercare altre parole per definirla, sarebbe solo riduttivo.

“La mia preghiera” è una ulteriore evoluzione delle sonorità di Fallen: si tratta di un brano totalmente diverso dalle produzioni passate, che mantiene intatta, comunque, l’identità dell’autore. Si potrebbe definire come un melodico mantra di tastiere in cui, come in altre canzoni del disco, compaiono degli sporadici vocalizzi, che rappresentano un’altra, ulteriore, bella novità nella musica in questione.

“Rinascita” è, appunto, una rinascita interiore il cui protagonista è un mandolino (o almeno così pare), che si intreccia alle tastiere vellutate per donare un tocco di insolito folk alle tessiture ambient. Rumori di folla (in spiagge lontane, forse) riaffiorano in maniera tenue durante alcuni momenti del brano, mentre tastiere delicate disegnano melodie solari.

“Non un addio” è il brano finale che lascia presagire ancora una volta la speranza: la musica è vicina a certe colonne sonore di fantascienza degli anni Settanta, con l’aggiunta di una chiara armonia positiva. Come intuibile dal titolo, probabilmente questa composizione è una sorta di “arrivederci” ad un prossimo capitolo della saga di Fallen, o, più semplicemente, una finestra aperta sul futuro, un invito sereno a non rinunciare alla bellezza.

Di bellezza, come sempre, ce n’è tanta in questo nuovo lavoro: pur rimanendo fedele al suo stile, Bracaloni riesce ancora una volta a stupire, aggiungendo qualche ingrediente nuovo alla sua musica e lasciando presagire ulteriori mutazioni future.

Un bell’album, armonioso, ricco di luce e, in un certo senso anche spirituale, nel significato più ampio del termine.

 

Francesco Lenzi