Non è passato molto tempo dall’ultimo lavoro targato Fallen, tuttavia, Lorenzo Bracaloni – titolare del monicker, oltre che dell’altro progetto The Child of A Creek – non è un tipo che sta con le mani in mano, anzi, il nuovo lavoro “Of memories and hopes” è uscito recentemente in edizione limitata per la tedesca Rohs! Records.
Devo premettere che la quantità è sempre sinonimo di qualità nelle uscite di Fallen: con questo nuovo disco prosegue sulle tracce dell’ambient, ma con qualcosa in più da dire rispetto ai canoni del genere. Album dopo album, la discografia di Fallen svelta qualcosa in più sul cammino artistico del musicista: mai come adesso, i pezzi sono stati così ricchi di suoni e di sfumature variegate.
“Of memories and hopes” è un disco nato durante un periodo sabbatico: è un concept album - interamente strumentale, come tutti i dischi dell'autore – che è anche uno squarcio di vita vissuta, reale, a partire da quello che sta dietro ai brani. Il disco, infatti, racconta la storia di un individuo che si prende per otto giorni una pausa dal mondo esterno e che riflette sulla sua vita, alternando ricordi a pensieri consapevoli. Ciò è esattamente quello che è successo a Bracaloni durante la lavorazione del suo full-length ed è quello che questo lavoro richiede: estrema attenzione, un’assoluta pausa dai rumori del mondo esterno. Non è un caso che il concept sia diviso in otto movimenti che corrispondono ad giorni, chiaramente.
“Day 1 – The awakening” è l’introduzione ideale: è un ponte riflessivo, che si ricollega ai vecchi lavori targati Fallen, ma che, al tempo stesso, ne prende le distanze. Se lo spleen che avvolgeva i precedenti dischi non è stato rinnegato, in questo lavoro c’è qualche sprazzo di speranza in più: malinconica, certo, ma pur sempre una luce interiore che anela ad un futuro positivo. Musicalmente questo brano ruota intorno a tastiere di ogni genere, pianoforte e synth eterei e soffusi specialmente.
“Day 2 – A single word can hurt” prosegue su strati introspettivi: tra armonici e parti stratificate, è la perfetta sintesi di quello che si prova quando le parole tagliano come rasoi: emblematico è lo scroscio dell’acqua che si sente nel brano, quasi come se il protagonista volesse lavare via le ferite dell’anima; non è un caso che, dopo questo flusso, vi sia un ritorno sonoro all'introduzione, che cambia definitivamente e fa intravedere – nel mezzo di un altro scorrere – un ulteriore fiaccola di speranza.
L’ ispirazione ricorda quella del miglior Vangelis, dove andamento e sperimentazione vanno di vari passo.
Venne, quindi, il terzo giorno, cioè “Day 3 – The man I am” – un segmento più misterioso rispetto ai precedenti: la new age si riveste di un’aura pensosa, ricollegandosi ad alcune vecchie incisioni dell'artista. Anche in questo caso, i rimandi al passato prossimo sono trasfigurati da armonie diverse, in un certo senso più spirituali ma comunque dirette. Bellissimo il “dialogo” dei gabbiani che accompagnano gli arpeggi nel finale.
Cosa c’è di più meditativo di una passeggiata nei pressi di un fiume? È proprio quello che suggerisce la quarta traccia dal titolo “Day 4 – Taking a walk by the river”, con le note del synth a imitare i passi: bellissime melodie circolari che fanno immaginare una giornata di relax in campagna.
“Day 5 – Room with a view”: continua il viaggio interiore con uno sguardo verso ricordi personali, suggeriti anche da tenui suoni cittadini ritrovati.
“Day 6 – Clouds never lies” è una colonna sonora interiore che evoca il sole celato dalle nuvole, ricca di suoni tintinnanti che lasciano spazio a delle profonde tastiere che scandiscono melodie orecchiabili.
“Day 7 – Empty streets” evoca suoni come di aereoporti lontani, che probabilmente risuonano nella mente del protagonista: si tratta di una breve riflessione, quasi inconscia, sempre molto rilassata e positiva.
“Day 8 – On the way back home” è il gran finale: un ritorno a casa per nulla scontato. La musica sembra suggerire interrogativi meditabondi, in un senso quasi di incertezza e di inquietudine, ma comunque dai risvolti positivi.
Che altro aggiungere? Ogni nuova uscita di Fallen è migliore della precedente e noto sempre una certa evoluzione nel sound di questo artista: pur rimanendo nell’ambito dell’ambient, c’è una precisa volontà di evolvere il genere, ricercando e utilizzando suoni sempre diversi ed in continuo mutamento.
In un certo senso – come forse ho già detto in passato – si tratta di progressive ambient, perché segna uno sviluppo inedito del genere stesso.
Inoltre, un merito indiscusso di questo disco (ma che è applicabile a tutti i dischi di Bracaloni, qui in maniera ancora più evidente) è quello di essere un lavoro “trasparente”: pur non essendo cantato, si possono comprendere tutti i pensieri dell'opera in maniera nitida e non è certamente poco.
Un album che guarda con speranza al futuro, e non ha paura di affrontare il presente.
Francesco Lenzi
