Parlare di Luciano Panama è come incontrare un vecchio amico ed in un certo senso è così, dato che mi è capitato persino di intervistarlo in passato.

Il leader messinese degli Entourage è già tornato da tempo con un disco nuovo, dal titolo "Piramidi" (La Dura Madre Dischi / Dimora Records / Khalisa Dischi) in cui il suo marchio di fabbrica rimane immutato, con la differenza che – ad eccezione del contributo di un paio di ospiti, ossia Giovanni Alibrandi al violino in “L’osservatore”, “Come aria” e “Messina guerra e amore” e Matteo Frisenna alla tromba in “Hey My” – fa tutto da sé, alternando vari strumenti. La passione e le dinamiche tipiche del suo sound (partecipe di momenti ruvidi ed altri più pacati e rilassati) rimangono inalterate.

Ciò appare chiaro fin dalla prima traccia, “Le ossa”, un inno rock che spinge a credere in sé stessi. Di questi tempi non è cosa da poco sentire un testo positivo, che dà energia: «respira con me, è aria che fa bene / Se non sai cos’è, impara a respirare».

“Man” rivela un sapore lennoniano nell’andatura ed è una ballata riflessiva dai risvolti settantiani,molto probabilmente autobiografica: «Un giorno in più per crescere ed essere qualcosa che ti aiuterà a viverti la vita / (…) un uomo sì che ha le sue colpe / ma il tempo tutto sa correggere».

“L’osservatore” è un brano che mescola insieme diverse anime, alcune decisamente desuete: è una canzone dal sapore americano, solcata da un violino che le dona un aspetto inusuale; non te l'aspetti ma risulta molto riuscita.

La matrice cantautoriale – non priva di essenza rock – è evidente su “Ti solleverò”, che mescola chitarre acustiche ed elettriche: è una sorta di blues dall’andatura originale, incentrata su uno storytelling personale dal sapore di jam notturna: «Ed io che canto le canzoni delle stelle / di una ragazza verso il cielo della sua onestà / e scrivo tutto sulla pelle».

“Come aria” è una dolce ballata rilassata e malinconica che ricorda la penna di Billy Corgan, con un pizzico dei “vecchi” Verdena: è una composizione d’amore mai banale, cantata e suonata in maniera leggera, ma non per questo debolmente.

L’atmosfera da jam notturna presente su “Ti solleverò” ritorna pure su “Gente del presente”: il mood stavolta è più psichedelico, nonché attraversato da un solido pianoforte elettrico e da meditazioni interiori.

“Hey my (All’improvviso)” cita Neil Young nel titolo, ed è un rock cadenzato e poderoso, caratterizzato da influenze hard e stoner e però arricchito da un'inaspettata sezione di fiati che fanno capolino ad un certo punto e ritornano poco prima del finale fatto di ritmiche taglienti come rasoi. È significativo il testo, una sorta di manifesto alternativo dell'autore: «Non mi accontento di un pezzo rock / perché è cambiato il senso del rock & roll».

“Messina guerra e amore” è un finale acustico malinconico, un ritratto poetico e astratto, quanto veritiero, della città di Luciano. Curioso – peraltro riuscitissimo – è il riff corposo della seconda parte in quanto esso non è affidato alle chitarre elettriche – c’è solo un breve lampo noise che appare a bassissimo volume, in lontananza, per poi sparire coperto dal rumore del mare e dei gabbiani – ma ad un violoncello fortemente oscuro.

Luciano Panama, dunque, non tradisce le aspettative, ma anzi, rivela una maturità artistica accresciuta ed invidiabile: ha la capacità innata di scrivere canzoni particolari, dall'intuizione rock ed orecchiabili al punto giusto, senza rinunciare alla ricerca, alla personalità e ad un certo gusto alternative.

Da seguire e da ascoltare con attenzione: uno dei migliori dischi usciti nell’underground italiano negli ultimi anni.

Francesco Lenzi