L’artista che si cela dietro il monicker Fallen è instancabile: non è passato molto tempo dal suo ultimo lavoro ed ecco che ne arriva un altro, ossia “The world outside” per la tedesca Organic Industries.

La prolificità del musicista va di pari passo con la qualità che rimane intatta: “The world outside” è un disco ambient strumentale , che è stato registrato volutamente in isolamento dal mondo durante una settimana “sabbatica”, in cui l’autore ha ripensato ad alcuni passi significativi della sua vita.

L’album si apre con “6:30”, che è la fotografia esatta di quello il titolo lascia intendere: un brano malinconico, sicuramente concepito e registrato di mattina presto. La sensazione è proprio quella di una notte che fugge via, non senza mestizia, non senza rimpianto.

Remembrance”, subito dopo, continua sul filo dei ricordi ma lo spleen esistenziale del precedente pezzo lascia spazio a spiragli di luce rilassanti, anche se comunque coperti da un velo riflessivo.

The world outside” è un altro quadretto veritiero, un’osservazione del mondo chiuso fuori ignorato; tuttavia potrebbe piuttosto essere un’indagine interiore proprio mentre il mondo, fuori, va avanti inesorabilmente. Attraente la melodia del synth, tagliente ma orecchiabile, sul quale poi si sovrappongono strati di pianoforte ben dosati.

È incredibile come tale musica, a partire dai titoli stessi, sia perfetta per evocare immagini; è così anche per “Blurry Hopes”, una sorta di sogno rarefatto dai contorni volutamente sfocati e sospesi nel tempo, le cui tastiere compongono una sorta di oscuro carillon, dai rintocchi lunri e meditabondi.

Mountain hope” è un brano più spazioso ed ampio, le cui caratteristiche portanti ariose e primaverili, scorrono via velocemente.

Con “Waiting” si torna ad atmosfere più misteriose e dilatate, non carenti di quell’attitudine riflessiva caratteristica della raccolta tutta: fortemente notturna, quasi la colonna sonora di un film immaginario.

Torna un po' di malinconia su “To an old friend”, sebbene essa venga rivisitata su tonalità più melodiche e cantabili, mentre il synth evoca il ricordo di estati lontane.

Chiude l’album “Postcards from nowhere”, un finale densamente buio che non lascia spazio a fraintendimenti. Si tratta di un viaggio interiore che va a toccare corde emotive molto personali.

Un ottimo album che conferma la validità del progetto Fallen: sembra proprio che la creatività del suo autore non abbia limiti, sfornando un disco più bello dell’altro,ogni anno che passa.

Ambient di classe. È una musica che potrebbe essere apprezzata non solo dagli amanti del genere ma anche da un pubblico più vasto, avvezzo allo strumentale composto con eleganza.

Complimenti ancora a Lorenzo!

Francesco Lenzi