Forse non tutti sono a conoscenza del duplice significato della parola “ospite”, che in realtà non indica solo “colui che è ospitato” bensì anche l’ospitante, e la mostra nominata “La Stanza dell’Ospite”, che palesa il tema trattato, ha avuto luogo nell’intrigante Palazzo Pretorio di Anghiari (AR) - nonché sede del comune – dal 2 al 17 settembre.

 

La mostra si è estesa a tutte le stanze del piano inferiore dell’antico edificio, dalle più ampie alle più ristrette, la cui superficie è per gran parte affrescata. Queste stanze, vecchie celle del relativo carcere ospitante prigionieri attendenti giudizio del tribunale allora sovrastante, vogliono simboleggiare, appunto, l’importanza della stanza dell’ospite, locale presente in ogni abitazione nel corso della storia.

 

Sara Moretti della Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari scrive in proposito:

All’origine della parola ospite, c’è un concetto di reciprocità, di scambio, di comunione, perché nell’essere con l’altro, in una relazione circolare, ritroviamo parti di noi, del nostro essere, dell’essere dell’altro e dell’essere insieme”.

 

Tra le pareti del palazzo sono state ubicate le opere di 7 talentuosi artisti, le quali hanno ornato le stanze di un clima ora mistico, ora onirico, plasmando circostanze che esulano dalla quotidianità e altre volte aprono gli occhi sulla realtà dei giorni nostri. In fin dei conti il topos affrontato non poteva trascurare il tema immigrazione.

 

Ne trattano alcuni documenti in formato cartaceo e proiettati all’interno del sito culturale che non lasciano spazio al moralismo: cronache e lettere che ci offrono un volto della verità vista da chi la vive.

 

Gli artisti che hanno contribuito all’evento sono Fanette Cardinali, Meri Ciuchi, Ilaria Margutti, Daria Palotti, Loretto Ricci, Laura Serafini e Roberta Ubaldi.

 

Curatrice: Elena Merendelli.

 

Milton Lisi.