Pubblicato di recente da Aletti Editore nella raccolta “Il paese della poesia – Tre poeti a confronto”, Parole scritte a matita di Angelo Piazza, giovanissimo artista beneventano, si presenta come una raccolta composta da trentuno poesie, caratterizzata da un'ampia gamma di sfaccettature personali ed empiriche in grado di trascinare il lettore nel morbido fluire di sentimenti e di riflessioni proposto dall'autore.

 

Dopo una breve prefazione con la quale Piazza giustifica la scelta del titolo, atta a ricordare che la poesia è fugace e mutevole e dunque inadatta ad essere scritta coll'inchiostro dal sapore piatto e burocratico, ci si accorge che le composizioni racchiuse nel lavoro succitato non sono collegate tra loro da un unico e netto argomento di dissertazione ma presentano una serie di leitmotiv capaci di far breccia nelle pagine, dando modo di farvi passare un immaginario filo conduttore che illustri la progressione concettuale contenutavi.

 

L'amore, il firmamento, la scelta e la musica divengono il perno attorno al quale ruota l'intera selezione di brani, partecipe comunque di ulteriori accenni non meno interessanti ad argomenti quali: le maschere di Pirandello, la meditazione intorno ai problemi sociali che ricorda alcuni frammenti di Zola, la maniera con cui Baudelaire era solito rivolgersi al fruitore, le stelle così care a Dante, indubbiamente rivisti sotto una luce maggiormente accessibile e carica di quella freschezza adolescenziale che accompagna l'intera collezione poetica.

 

Stilisticamente parlando esistono delle peculiari differenze tra i componimenti presenti in Parole scritte a matita, prima delle quali l'assoluta libertà con cui Piazza asseconda il suo estro che lo porta a sperimentare strutture diverse per ogni titolo proposto; segue poi l'atipico utilizzo della punteggiatura, mai priva di virgole, ma solo a tratti partecipe di punti alla fine del verso o lettere maiuscole all'inizio dello stesso, come a sottolineare il ribaltamento dell'umore di cui si tingono le frasi. Infine l'utilizzo di rime è sporadico e ugualmente sciolto da vincoli canonici: leggendo le liriche di Piazza non sarà possibile individuare sonetti o endecasillabi, ma solo varianti di quartine, sestine ed ottave ed un distico piuttosto atipico.

 

Per quanto concerne le figure retoriche utilizzate, il poeta pare affezionato all'anafora e ciò si evince in “Cielo Stellato” e in “Ho visto negli occhi di un bambino”, così come non disdegna l'uso di antonomasia come in “Stelle” ed ossimori come in “Inerme osservo”, tutti quanti puntualmente tratteggiati da lievi dissonanze formali idonee a rendere riconoscibile la personalità dell'artefice.

 

Alcuni passaggi a momenti non risultano del tutto chiari nonostante il tipo di poesia non abbia connotazioni ermetiche o simboliste e non si prefigga quindi di criptare il significato dei versi, e la scelta di certi vocaboli, a volte, potrebbe apparire non del tutto ponderata, ma al contrario forse un po' frettolosa. Queste piccole imperfezioni contribuiscono cionondimeno a dare vita ad uno scenario emotivo perfettamente levigato e complesso che sembra certamente rispecchiare l'intimo dell'autore. Sarebbe indubbiamente appassionante poter leggere futuri scritti di Angelo Piazza che osassero leggermente spingersi oltre il drappo che con la succitata raccolta è riuscito a panneggiare.

 

 

Parole scritte a matita” in definitiva risulta essere un solido scoglio dal quale il giovane Piazza può iniziare ad affacciarsi sull'oceano della poesia onde solcarne poi le onde con sicurezza e maestria. La raccolta è ben strutturata e non manca di forza d'animo ed emozione, permette di avvertire infatti ciò che il poeta ha provato, colto dall'ispirazione che l'ha guidato in questo percorso. 

 

Jacopo Bucciantini